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	<title>il Friuli Venezia Giulia per Marino &#187; Franceschini</title>
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	<description>il Friuli Venezia Giulia per Ignazio Marino Segretario del PD</description>
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		<title>Un giorno alle corse</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 19:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Lagona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
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		<category><![CDATA[Convenzione nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giacomo Lagona
Il Congresso è finito andate in pace. Sembra questa la fine di una giornata vissuta in sordina, in un famoso albergo romano di cui si vedono solo gli striscioni e gli stendardi del Partito Democratico, e le affissioni per il Congresso. E pullman, auto&#8230; tanta gente. Erano i mille delegati che rappresentavano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <a href="http://pdcordenons.wordpress.com/2009/10/11/un-giorno-di-straordinaria-follia-democratica/" target="_blank">Giacomo Lagona</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3659" title="tagcloud Marino's speech" src="http://www.ignaziomarino.it/wp-content/uploads/tagcloud.jpg" alt="tagcloud" width="300" height="173" />Il Congresso è finito andate in pace. Sembra questa la fine di una giornata vissuta in sordina, in un famoso albergo romano di cui si vedono solo gli striscioni e gli stendardi del Partito Democratico, e le affissioni per il Congresso. E pullman, auto&#8230; tanta gente. Erano i mille delegati che rappresentavano le tre mozioni che parlavano oggi: solo loro, senza dibattito ne’ confronto, solamente Bersani, Franceschini e Marino. Il Congresso era solo questo: la Finocchiaro che legge le lettere di Prodi e Veltroni, da’ l’ufficialità ai voti dei circoli confermando ciò che sapevamo già, istiga l’applauso a Napolitano e presenta i tre candidati e li avvia alle loro relazioni.</p>
<p>Qualcuno parla di un congresso light onde evitare le code passate dei congressi di Ds e Margherita, evitare un secondo “caso Serracchiani” – che spacca per l’ennesima volta il Pd attaccando la dirigenza – è un imperativo da rispettare a tutti i costi. Dunque ecco il congresso che non è congresso ma “Convenzione”. E’ già tanto che non si sia chiamato <em>Convention</em> con glamour american style. Ed eccoli dunque i tre candidati alla segreteria del Partito Democratico.</p>
<p>Inizia Pier Luigi Bersani: «<em>La priorità assoluta e immediata è quella di portare risorse sui redditi medio-bassi, su chi sta perdendo il lavoro, su chi ha superato la soglia di povertà</em>.» Bersani pensa ad un nuovo patto economico con le piccole imprese, aumentare i pochi  investimenti su scuola e università, rimediare al già provato sistema sanitario. Poi il colpo di grazia: la lotta alle corporazioni. «<em>È tempo di un’offensiva liberale per aprire mercati regolati in molti settori dell’economia oggi strozzati da sistemi corporativi</em>». Il populismo «<em>è penetrato in profondità</em>», perché «<em>il progressivo indebolimento di ogni istituto di mediazione tra popolo e governo, l’idea che il consenso debba prevalere sulle regole</em>». Chiude con lo slogan della sua campagna: «<em>Se ti metti dalla parte dei deboli, dei subordinati, di chi lavora, di chi produce, puoi fare una società migliore per tutti</em>».<br />
Non infiamma la platea ma era immaginabile: Bersani non è un trascinatore, crede alla sostanza più che agli applausi. Ma oggi servivano quelli e non è andata nemmeno male, direi.</p>
<p>Tocca a Dario Franceschini. Il segretario uscente ha “solo” il 37 per cento dei delegati ma sembra evidentemente il contrario. Piglia applausi a scena aperta da tutta la sala, infiamma il pubblico con attacchi mirati al Presidente del Consiglio e parla a braccio a differenza dell’ex Ministro prodiano.  Sembra un fiume in piena e trascina tutti spedito al punto cruciale del suo discorso: «<em>Se il 25 ottobre avrò la fortuna di restare segretario, le prime due persone che chiamerò a lavorare con me saranno Bersani per le sue competenze economiche e Marino per le sue competenze scientifiche</em>». Potere della comunicazione: Berlusconi ne sarebbe fiero, se solo non ci avesse definito “i soliti comunisti”…<br />
Arriva alle Primarie con una stoccata a D’Alema «<em>Sono stati proprio gli iscritti a chiedere il coinvolgimento degli elettori: i primi a rispettare il risultato saranno proprio gli iscritti che amano questo partito indipendentemente da chi sarà chiamato a guidarlo. Se sarò eletto non toglierò mai le primarie per la scelta del segretario</em>». Le alleanza – «<em>Non vorrei che il contrasto alla vocazione maggioritaria ci porti a diventare un partito a vocazione minoritaria</em>» – e i temi sociali: «<em>La scelta più colpevole di questo governo è stata quella di aver pensato di affrontare la crisi occultandola, senza mettere in campo misure per affrontarla: la crisi finirà, vedete di cavarvela</em>». Se si votasse adesso  Franceschini verrebbe riconfermato segretario per acclamazione.</p>
<p>Prende la parola Ignazio Marino, la terza forza e terzo incomodo. Inizia citando De Tocqueville, ma continua con il cardinale Martini, Che Guevara, John Fitzgerald Kennedy, Anthony Giddens e Aldo Moro. E’ tutto un mondo di frasi famose, frasi fatte potremmo dire. Ma non è così: «<em>Qualunque sarà il risultato del congresso il mio ruolo è quello di contribuire a un rinnovamento radicale</em>». Parla di laicità come «<em>mezzo irrinunciabile per la vita del Paese</em>», attacca il partito per alcune scelleratezze al sud: «<em>Possiamo continuare ad accettare che le classi dirigenti di alcune regioni del sud, che non si sono mostrate all’altezza del loro mandato, siano ancora considerate come forze di riferimento irrinunciabili? Io credo che l’antipolitica sia da contrastare. Ma dobbiamo partire da noi.</em>»<br />
Continua parlando di lavoro, occupazione e produttività: «<em>In Italia più si invecchia più si guadagna, mentre in tutti gli altri paesi europei e occidentali la curva del reddito segue la naturale produttività della vita</em>». Anche il Senatore becca applausi a scena aperta a conferma che l’otto per cento preso nei circoli potrà essere <em>viziato</em> dagli elettori delle Primarie.</p>
<p>Finiscono i discorsi, finiscono le trame, si aggiunge qualche bega organizzativa e tutti a casa. Si ritorna ai pullman, alle auto, alle case. Con lo strascico di volantini, bandiere, mollette verdi e adesivi del Congresso e della campagna a favore dell’uno o dell’altro candidato. Tutto in vista del 25 ottobre: giorno in cui il Partito Democratico dovrà eleggere il terzo segretario in due anni di vita. Ottima media non c’è che dire.</p>
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		<title>Intervista a Francesco Costa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Lagona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giacomo Lagona
Oggi ho fatto due chiacchere con Francesco Costa: punta di diamante del nuovo giornalismo italiano &#8211; collabora con Internazionale, l&#8217;Unità e il giornale online Giornalettismo -, direttore della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto nel 2008 e collaboratore di spicco in quella di Walter Veltroni alla segreteria del Pd subito dopo la sua fondazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Giacomo Lagona</p>
<p><img class="alignleft" title="Francesco Costa" src="http://farm3.static.flickr.com/2389/2659035339_2155ff7280.jpg?v=0" alt="http://farm3.static.flickr.com/2389/2659035339_2155ff7280.jpg?v=0" width="240" height="160" />Oggi ho fatto due chiacchere con <a href="http://www.francescocosta.net" target="_blank">Francesco Costa</a>: punta di diamante del nuovo giornalismo italiano &#8211; collabora con Internazionale, l&#8217;Unità e il giornale online Giornalettismo -, direttore della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto nel 2008 e collaboratore di spicco in quella di Walter Veltroni alla segreteria del Pd subito dopo la sua fondazione. Oggi è soprattutto sostenitore di Ignazio Marino e impegnato nella campagna elettorale del Senatore a Roma.<br />
Abbiamo discusso delle motivazioni che lo hanno portato a sostenere Marino, abbiamo parlato dei tratti salienti della mozione Marino e dei punti deboli delle mozioni degli altri due candidati, gli ho chiesto cosa potrebbe fare la nostra Maria Cristina Carloni che Debora Serracchiani e Vincenzo Martines non potrebbero. Infine gli ho chiesto dei suoi progetti attuali e futuri &#8220;imbrogliando&#8221; sui Mille. Insomma una bella chiaccherata a 360 gradi che ci fa scoprire uno degli artefici di questa ventata di freschezza che sta attraversando il Partito Democratico con la candidatura di Ignazio Marino alle Primarie.<br />
Buona lettura!</p>
<ul>
<li><strong>Ciao Francesco, tu ti sei espresso per il Senatore Ignazio Marino immediatamente dopo la sua candidatura: vorresti spiegarci perché hai scelto lui e non uno tra Franceschini e Bersani che indubbiamente sono più noti e conosciuti? </strong></li>
</ul>
<p>Perché la candidatura di Ignazio Marino rappresenta per il Pd la speranza stessa di avere un futuro. Per un verso o per un altro, le vittorie di Franceschini o Bersani finirebbero per condannare a morte il progetto del Pd come punto di svolta nella politica italiana, che poi era la ragione per cui era stato fondato.</p>
<ul>
<li><strong>Secondo te cosa ha Marino che gli altri due candidati non hanno, e probabilmente non avranno mai?</strong></li>
</ul>
<p>Per prima cosa, Marino non ha un&#8217;immagine e una credibilità compromessa dalle sconfitte e dagli innumerevoli errori del passato, cosa che invece accomuna Bersani e Franceschini agli occhi degli elettori e degli stessi iscritti. Inoltre, la mozione Marino è considerata quasi unanimamente la più moderna e completa delle tre. Lo stesso D&#8217;Alema l&#8217;ha definita &#8220;la più avanzata&#8221;, dicendo però che non bisogna osare troppo. Io credo invece che al Pd serva una svolta radicale, serva osare di più, per recuperare consensi e credibilità. Non riconquisteremo mai i delusi con una proposta vaga e annacquata, bensì con un rinnovamento radicale.</p>
<ul>
<li><strong>Hai naturalmente letto le tre mozioni nazionali: quali sono i punti di forza della mozione Marino secondo te?</strong></li>
</ul>
<p>La parte sul lavoro, con la proposta sul contratto unico, è la più efficace e avanzata e ha permesso a Marino di raccogliere un endorsement prestigioso e importante come quello di Pietro Ichino. Quella sull&#8217;ambiente è di gran lunga la più chiara, esaustiva e moderna delle tre, con il suo no al nucleare e il sì all&#8217;eolico d&#8217;alta quota, solare a concentrazione, produzione di energia dagli scarti dell’agricoltura (biomasse), energia geotermica di terza generazione. La parte sui diritti e la laicità, poi, è chiara e comprensibile, mentre Franceschini e Bersani &#8211; data l&#8217;eterogeneità delle loro formazioni &#8211; si mantengono molto vaghi e ambigui. Di fatto, se voti Marino sai che Pd avrai. Se voti Franceschini o Bersani no.</p>
<ul>
<li><strong>Altri punti deboli delle mozioni di Franceschini e Bersani?</strong></li>
</ul>
<p>In diverse parti cruciali sono più vaghe o meno adeguate e efficaci della mozione Marino. Ma sono naturalmente condivisibili nel loro impianto generale, altrimenti non staremo nello stesso partito. Il problema principale di Franceschini e Bersani non è la loro mozione, bensì la loro scarsa credibilità come leader e dirigenti di questo partito. Abbiamo bisogno di qualcuno che possa convincere gli italiani a fidarsi di nuovo del Pd, e nessuno dei due purtroppo mi sembra adatto a questo compito.</p>
<ul>
<li><strong>Francesco tu hai lavorato per la campagna elettorale di Walter Veltroni a segretario del Partito Democratico, e hai diretto quella di Ivan Scalfarotto alla Camera nel 2008. Che esperienze sono state per te, e soprattutto in che modo hanno arricchito il tuo bagaglio politico e personale?</strong></li>
</ul>
<p>Sono state entrambe due ottime palestre, sebbene diverse tra loro. Il mio impatto sulla campagna Veltroni fu marginale, per non dire nullo: mi dedicai in particolare alla lista in cui stavano allora le persone dei Mille. Il lavoro con Scalfarotto, invece, era a tutto campo. Dato che Scalfarotto era, come tutti, in lista bloccata, abbiamo lavorato senza l&#8217;assillo del dover recuperare voti individualmente ma facendo una campagna solo e soltanto per convincere la gente a far votare il partito. Ho imparato molte cose ma soprattutto mi sono divertito.</p>
<ul>
<li><strong>Cosa credi possa fare per il FVG la candidata Maria Cristina Carloni a differenza della più nota Debora Serracchiani e del vice sindaco e assessore di Udine Vincenzo Martines?</strong></li>
</ul>
<p>Sia Serracchiani che Martines sono candidati più che degni e farebbero un ottimo lavoro, ma mi sembra che sia un valore non da poco il fatto che la Carloni sia stata consigliere regionale, e sia quindi &#8220;costretta&#8221; a svolgere in Friuli la sua attività politica. Debora Serracchiani si divide già ora tra il Friuli e Bruxelles, mentre Martines ha l&#8217;incarico importante e oneroso di vicesindaco con delega al bilancio e alle attività produttive. Io credo che se vogliamo che questo partito cresca non possiamo pensare di lavorarci nei ritagli di tempo.</p>
<ul>
<li><strong>Francesco tu sei un giornalista molto conosciuto, collabori con Internazionale, con L&#8217;Unità e il giornale online Giornalettismo. Dimentico qualcosa?</strong></li>
</ul>
<p>Beh, che non sono così conosciuto! E dimentichi dei Mille, ahi ahi ahi.</p>
<ul>
<li><strong>Ecco, parlando del gruppo de iMille, ci potresti spiegare meglio di che si tratta e per quale scopo è stato fondato?</strong></li>
</ul>
<p>I Mille, come recita il loro sito, sono &#8220;quelli che sul Partito Democratico hanno due opinioni in conflitto. La prima è che possa diventare un rivoluzionario meccanismo di cambiamento e rinnovamento della politica e della società italiane, avvilite da anni di pigrizie, egoismi e scarsa lungimiranza. La seconda è che rischi già di diventare invece ciò da cui si dovrebbe emancipare: la riproduzione di un sistema di autoconservazione di un establishment che ha avuto dei meriti e delle intelligenze, ma che ha smesso di trarne frutto da un pezzo&#8221;. I Mille sono quelli che, nonostante tutto, non si sono ancora rassegnati a far prevalere la seconda opinione. Il gruppo è nato nel 2007 e forse la sua definizione più corretta è &#8220;rete&#8221;: mettiamo insieme talenti e competenze, curiamo un buon blog, organizziamo convegni e incontri in giro per l&#8217;Italia, diffondiamo buone idee per il paese e per un Pd che vorremmo democratico, moderno, laico e di sinistra.</p>
<p><strong>Bene, direi che l&#8217;intervista potrebbe anche finire qui, Francesco io ti saluto e ti ringrazio per il tempo che mi hai concesso e ti auguro un buon lavoro e una buona campagna elettorale pro-Marino a Roma. Ciao.</strong></p>
<p>Grazie a te, ciao!</p>
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		<title>Mi sfugge qualcosa</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 11:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Lagona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pordenone]]></category>
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		<description><![CDATA[di Giacomo Lagona
In tutte le democrazie civili del mondo, i contendenti a una qualsiasi carica pubblica – istituzionale o rabbattina che sia – si confrontano in un dibattito aperto e all’ultimo sangue. Questo accade perché, sempre nelle democrazie civili del mondo, i candidati ci tengono a far saper al proprio elettorato non solo quale sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Giacomo Lagona</p>
<p>In tutte le democrazie civili del mondo, i contendenti a una qualsiasi carica pubblica – istituzionale o rabbattina che sia – si confrontano in un dibattito aperto e all’ultimo sangue. Questo accade perché, sempre nelle democrazie civili del mondo, i candidati ci tengono a far saper al proprio elettorato non solo quale sia il proprio programma politico nei minimi dettagli, ma soprattutto accerchiare con trucchetti e colpi bassi l’avversario in galassia-visione. Sempre in nome della democrazia.</p>
<p>Epici furono i dibattiti tra la Clinton e Obama su tutti i temi della campagna elettorale: sanità, economia, politica estera, politica interna, immigrazione… furono ben ventisei, non uno due o tre, ma 26 confronti in diretta televisiva in poco meno di un anno di campagna elettorale.</p>
<p>Il Partito Democratico a ottobre eleggerà il nuovo segretario in un congresso che si preannuncia sotto la bandiera del duopolio. Bersani vittorioso facendo manbassa di voti, e Franceschini a leccarsi le ferite curato dalle sapienti e amorevoli mani della nostra Debora Serracchiani. Oppure sarà il contrario? Qualcosa mi sfugge però!</p>
<p>Mi sfugge che esiste, e ne abbiamo ben donde, un terzo forte candidato alla segreteria nazionale. Un chirurgo di fama internazionale che solo il nome fa ancora commuovere i tanti trapiantati dalle sue mani. Mi sfugge, ma sarebbe meglio dire sfugge loro, che Ignazio Marino è il terzo candidato alla segreteria nazionale. Mi sfugge soprattutto perché finora non c’è stato un confronto diretto tra Marino, Franceschini e Bersani. Mi sfugge capire come si possa chiamare “Democratico” un partito che non confronti le idee, le opinioni, le proposte e le mozioni dei tre candidati in un dibattito pubblico, aperto ai sostenitori ma anche alla gente comune.</p>
<p>Mi sfugge come mai un guru della politica come Pier Luigi Bersani si sia lasciato scappare un’occasione del genere per mettere in evidenza, casomai ce ne fosse ancora bisogno, la sua idea di creare il partito senza primarie perché “il partito è dei tesserati”. Mi sfugge come mai Dario Franceschini dia l’11 ottobre come data dei dibattimenti tra i candidati, quando può scegliere quali cavalli di razza mandare in campo al suo fianco: Serracchiani, Sassoli, Morando o addirittura Cofferati, se se la sente di lasciare la famiglia nelle lugubri lande ligure.</p>
<p>E invece non mi sfugge il perché l’unico finora ad aver accettato il confronto pubblico sia Ignazio Marino.</p>
<p>Non mi sfugge perché Marino crede nella società del merito: e che merito dimostra oggi il Pd se ne’ Franceschini ne’ Bersani vogliono confrontarsi tra di loro? Il merito di un partito che perde pezzi importanti di democrazia. Il merito di perdere consensi al punto tale da tenerci al di sotto della soglia Bossi – uno che non ha tutto ’sto grande appeal. Oppure vogliamo scendere ancora più giù dei dieci punti che ci separano, in negativo naturalmente, dall’Udc di Casini.</p>
<p>Negli Stati Uniti ci sono stati ben 26 confronti tra i due candidati democratici alle primarie. In Italia i due maggiori candidati alle primarie si contendono la palma di chi vuol fare peggio dell’altro: uno indica la data delle convenzioni (che battutona eh!), mentre l’altro non spreca nemmeno un pizzichino di fiato per pronunciarsi.</p>
<p>Come si chiama il maggior partito d’opposizione italiano?</p>
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